Tremila anni di civiltà — dai Piceni al Rinascimento, dalla Marca Pontificia all'Italia Unita
Una storia straordinaria
Le Marche sono state per tremila anni il confine orientale d'Italia: la porta verso l'Adriatico e i Balcani, terra di incontro tra civiltà greche, illiriche, romane, bizantine, longobarde, papali. Ogni strato lascia tracce visibili oggi nei borghi, nelle chiese, nell'architettura e nelle strade.
Dalla preistoria all'Unità d'Italia
I Piceni — popolo italico di origine probabilmente adriatica — occupano la fascia costiera e collinare delle Marche tra il IX e il III sec. a.C. Cultura guerriera e raffinata: producono bronzi di straordinaria qualità (il Guerriero di Capestrano, VI sec. a.C., è il capolavoro assoluto), commerciano con i Greci e gli Illiri. I loro oppida (città-fortezza) sulle colline sono la base degli insediamenti medievali successivi.
Roma conquista il Piceno tra il 299 e il 264 a.C. Vengono fondate le colonie di Ariminum (Rimini, 268), Firmum (Fermo, 264), Sena Gallica (Senigallia, 283). La Via Flaminia (220 a.C., Roma–Rimini via Fano) apre il territorio. L'Adriatico diventa il "Mare Nostrum" orientale. Le città romane lasciano tracce monumentali: l'Arco di Traiano ad Ancona (115 d.C.), le cisterne di Fermo (I sec. d.C.), l'Arco di Augusto a Fano.
Dopo la caduta di Roma (476), le Marche diventano terreno di scontro tra Goti, Bisanzio e Longobardi. I Longobardi occupano l'entroterra (Ducato di Spoleto, poi Ducato di Benevento); i Bizantini mantengono la costa (Esarcato di Ravenna, con la Via Flaminia come frontiera). Questa divisione spiega perché l'architettura romanica del litorale è diversa da quella dell'interno.
Carlo Magno (800) organizza i territori di confine in "Marche" (territori di frontiera). La Marca Anconitana nasce nell'X secolo come uno dei marchesati dell'Impero. Nel 1200 diventa parte dello Stato Pontificio (con brevi interruzioni). La pluralità del nome "Le Marche" nasce proprio da questo periodo: non una sola marca, ma molte — Fermana, Anconitana, Camerinese, Pesarese.
Le città marchigiane — Ancona, Fermo, Macerata, Ascoli, Jesi — si organizzano in Comuni liberi e combattono tra loro e contro lo Stato Pontificio per decenni. Le famiglie signorili emergono: i Malatesta a Rimini e Pesaro, i Varano a Camerino, i da Polenta a Ravenna e Fano. Dante Alighieri visitò le Marche e incontrò i Malatesta (Paolo e Francesca — Inferno, Canto V).
Federico da Montefeltro (1422–1482) trasforma Urbino nella capitale culturale del Rinascimento. Il Palazzo Ducale è il prototipo dell'architettura rinascimentale italiana. Piero della Francesca, Bramante, Raffaello formano il loro linguaggio artistico qui. Nel frattempo, Sisto IV (papa marchigiano di Savona) e i Della Rovere dominano Pesaro e Roma. I Sforza tengono Pesaro, i Malatesta Rimini e Fano. È il secolo d'oro delle Marche.
Nel 1631 il Ducato di Urbino si estingue con Francesco Maria II della Rovere, che lascia il territorio alla Chiesa. Le Marche diventano quasi interamente Stato Pontificio. Un periodo di stabilità ma anche di declino relativo rispetto al dinamismo del XV secolo. Le città conservano le loro istituzioni comunali ma perdono autonomia. L'agricoltura della mezzadria plasma il paesaggio delle colline.
Il 18 settembre 1860, l'esercito piemontese del generale Cialdini sconfigge l'esercito pontificio a Castelfidardo (AN). Le Marche vengono annesse al Regno di Sardegna, poi d'Italia. È la fine di oltre mille anni di governo papale. Il plebiscito del novembre 1860 ratifica l'unione con il 99,7% dei voti favorevoli.
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Dove vedere la storia
Eretto nel 115 d.C. in onore dell'imperatore Traiano, che ampliò il porto di Ancona. È il monumento romano meglio conservato delle Marche. Rimase in piedi durante il medievale e il Rinascimento senza mai essere smantellato per i mattoni — eccezionale.
La statua funeraria picena (VI sec. a.C.) trovata in Abruzzo ma espressione della civiltà picena delle Marche meridionali. L'originale è al Museo Nazionale d'Abruzzo; il calco è al Museo Nazionale delle Marche di Ancona. La cultura picena è la radice più profonda dell'identità marchigiana.
Fondata nel 1142 dai monaci cistercensi benedettini, l'abbazia di Chiaravalle di Fiastra (MC) è il più importante complesso monastico medievale delle Marche. Chiostro, chiesa romanica, sala del capitolo: perfettamente conservati e ancora abitati da una comunità cistercense.
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La storia marchigiana si legge nei musei, nelle chiese, nelle torri medievali e nelle piazze rinascimentali. Scopri i luoghi dove questa storia è ancora visibile.
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