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Borghi murati · Vigne · Abbazie

La parte più estesa e la meno battuta

Fra la costa e l'Appennino sta la fascia che occupa la maggior parte del territorio marchigiano. È qui che si trova quasi tutto ciò che rende la regione riconoscibile, ed è la parte che i visitatori estivi tendono a saltare.

Le colline marchigiane sono ordinate dai fiumi. Ogni corso d'acqua scende perpendicolare alla costa incidendo una valle, e fra una valle e l'altra corre un crinale. Su ciascun crinale, a distanza di pochi chilometri, si susseguono i borghi murati.

Questa struttura a pettine ha determinato la storia del territorio: le vallate erano le vie di comunicazione, i crinali le posizioni difensive, e i confini fra signorie seguivano l'una o l'altra linea. Il risultato è una densità di centri storici fortificati che ha pochi confronti.

Per visitarla serve un'auto e la disponibilità a percorrere strade secondarie. È il modo in cui questa parte delle Marche va affrontata: senza un itinerario troppo rigido, fermandosi dove il paesaggio lo suggerisce.

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Cosa cercare fra le colline

Cinque chiavi di lettura per orientarsi nella fascia più estesa della regione.

Perché i borghi stanno tutti in cima

Chi attraversa le Marche nota subito una regolarità: i paesi non stanno mai a fondovalle, ma sempre sul crinale. Non è una scelta estetica. Dopo la caduta dell'impero romano le pianure fluviali diventarono insalubri e insicure, e la popolazione si spostò in alto, dove l'acqua defluiva, la difesa era più semplice e si controllava il territorio circostante.

Il risultato è un paesaggio in cui ogni collina ha il suo borgo murato, spesso a vista d'occhio dal successivo. Molti conservano la cinta muraria integra, la porta d'accesso, la torre civica e l'impianto medievale delle strade.

Le Marche detengono uno dei numeri più alti in Italia di Bandiere Arancioni del Touring Club, il marchio assegnato ai piccoli centri dell'entroterra che rispondono a criteri di qualità dell'accoglienza e conservazione del patrimonio.

Le abbazie sulle vie di fondovalle

Se i castelli stanno in alto, le abbazie stanno in basso, lungo i fiumi. I monasteri benedettini si insediarono nelle vallate fra il X e il XII secolo per bonificare le terre e presidiare le vie di transito, e le loro chiese sono oggi fra le testimonianze romaniche più notevoli della regione.

San Vittore alle Chiuse, nella gola della Rossa, è forse la più fotografata: pianta centrale, pietra chiara, nessuna decorazione superflua. San Claudio al Chienti, vicino a Corridonia, ha una struttura a due piani con torri cilindriche che non ha molti confronti in Italia. Rambona, Chiaravalle di Fiastra, Sant'Urbano all'Esinante completano un elenco che è più lungo di quanto si immagini.

Sono edifici quasi sempre isolati, in aperta campagna, e la visita richiede un'auto e un minimo di pianificazione sugli orari di apertura.

Verdicchio, Rosso Conero e olio

Il Verdicchio è il vino bianco che ha dato notorietà internazionale alla viticoltura marchigiana. Si produce in due denominazioni distinte: Castelli di Jesi, nell'entroterra anconetano, e Matelica, più a sud e in quota, con caratteristiche sensibilmente diverse — il primo più morbido, il secondo più minerale e adatto all'invecchiamento.

Fra i rossi il Rosso Conero, a base di Montepulciano, cresce sulle pendici del promontorio; il Lacrima di Morro d'Alba è un vitigno autoctono dal profilo aromatico inconfondibile, quasi floreale, che era quasi scomparso e negli ultimi decenni è stato recuperato.

L'olivicoltura è diffusa in tutta la fascia collinare, con cultivar locali come la Raggia e la Coroncina. Molti frantoi accolgono visitatori nel periodo della frangitura, fra ottobre e novembre.

Le colline in bicicletta

La morfologia collinare marchigiana è particolarmente adatta al ciclismo su strada: pendenze costanti e mai estreme, traffico ridotto sulle strade secondarie, e un reticolo di vallate parallele che consente di costruire percorsi ad anello di qualsiasi lunghezza.

Le valli del Metauro, dell'Esino, del Chienti e del Tronto sono gli assi principali, con i crinali fra una valle e l'altra a fare da salite. Il dislivello complessivo di una giornata può essere impegnativo anche restando sotto i seicento metri di quota.

La primavera e l'inizio dell'autunno sono le stagioni migliori: in estate le colline esposte diventano molto calde nelle ore centrali.

Le colline cambiano quattro volte l'anno

La fascia collinare è coltivata a seminativo, vigneto e oliveto, e questo produce un paesaggio che cambia colore in modo netto con le stagioni. In maggio i campi di grano sono verde acceso; a giugno virano al giallo e vengono mietuti; in autunno la vendemmia e poi la frangitura riempiono i borghi.

L'inverno ha un fascino meno ovvio ma reale: le colline spoglie mostrano l'ossatura del paesaggio, i borghi sono vuoti e i musei accessibili senza code.

È la fascia meno stagionale delle tre, e forse quella che ripaga di più chi viene fuori dai mesi estivi.


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